Deutsch Drahthaar del Zeffiro
Vitus vom Homborn

Tratto dalla rivista “CINOFILIA VENATORIA”,

“Speciale D.Drahthaar” febbraio 2003

VITUS VOM HOMBORN, UN SUPER DEUTSCH DRAHTHAAR

a cura di Gallo Zeffiro

Esistono dei soggetti nella storia delle razze canine che, per capacità e per altre positive combinazioni, entrano a far parte più di altri in quell’immenso casellario di nomi che distinguono le razze stesse. Per quanto riguarda la razza Deutsch-Drahthaar dagli anni ‘80 al 2000 un cane sopra tutti gli altri ha elargito il suo nobile sangue in moltissime genealogie, Vitus vom Homborn (105465, 26041, ZR 23/78 Vbr, Btr, HD Frei Vjp 79 Pkte. sil (12 Hase Spur) HZP 219, 227 PKTE. VGP 1° P. 332 Pkte. SG/SG)

Vitus vom Homborn nasceva il 4/02/1978 da Catja vom Homborn (81738 19535 BTR ZR 15/72 HD Frei) per il maschio Racker vom Wachtersbach (89850 22796 ZR 26/74 HD Frei). E’ stato allevato dall’ex Zuchtwart del gruppo Essen-Ruhr Karl Terhart (Borken) e condotto alle prove dal defunto Hans Karsten (Weiden), gruppo Nordbayern.

Vitus vom Homborn era un cane di media taglia, tranquillo e dal carattere controllato. Era un maschio con un profon­do torace, arti dalle corrette angolature e dalla linea dorsale altrettanto corretta. Possedeva una testa maschia, ma non di certo emblematica. La barba era sufficiente, l’occhio di un marrone medio e nell’insieme il pelo era molto buono. Nel complesso quindi esteticamente un cane positivo, ma non certo un cane eccezionale (Ausnahme). Questo maschio però ha influenzato (per di più positivamente) più dei tre quarti delle intere genealogie più sfruttate di tutta la Germania. Di conseguenza anche le genealogie della razza Deutsch-Drahthaar di tutti quei Paesi esteri che sono più in stret­to contatto con quella che è l’attività delle prove di lavoro della VDD Questo “dominante trasmettitore” genetico è entrato a fare parte della storia della razza DD (Deutsch ­Drahthaar) in maniera così estrema, sia direttamente con le relative poche monte effettuate in Germania quando era ancora di proprietà del signor Karsten (13 monte), quanto in modo più influente attraverso i suoi famosi figli e i moltissimi nipoti che hanno ininterrottamente preso parte a questa composizione di trasmissione genetica. Vitus vom Hombom, infatti, è stato ceduto troppo presto in Francia (1981) dove poco tempo dopo è morto in un incidente di caccia, ucciso da un cervo.

Prima dell’avvento di Vitus vom Hombom in Germania, la razza aveva un mosaico di genealogie molto variegato. Il nord della Germania aveva, a parte qualche raro caso, dei suoi ceppi di sangue molto distinti. L’ex Germania dell’Est, che per troppi anni purtroppo ha avuto un isolamento forzato, aveva ancora di più del resto della Germania un condizionamento “territoriale” nel tema dell’allevamento. Vitus vom Hombom è stato il “rivoluzionario” di questi ultimi vent’anni di produzione della razza. Solo Blücher vom Geyerstein (5853, 3703) che nasceva il 2/5/29 da Annie v. Krofdorf (4845, 2802) per Harras Bigge (3868, 2597) era stato molti anni prima con i suoi figli e nipoti, quindi con la sua genealogia, pressoché onnipresente nei certificati dell’epoca, così nella storia indelebile della nostra razza.

Questo fenomeno di sovrastante presenza numerica di una sola genealogia su tutte le altre, a un certo punto preoccupò i cultori della razza DD degli anni ‘40 e ‘50, ma era troppo tardi. Come ho detto, troppi certificati genealogici presentavano in II, III o IV ge­nerazione il nome di Blücher vom Geyerstein. Addirittura in un’Hegewald Zuchtprüfung la quasi totalità dei cani pre­senti aveva come antenato Blücher. Cosa significa questo? Si era già persa a quel tempo la grande base della forza della nostra razza, il fondamento su più linee e cani diversi, Blücher e Vitus sono stati indubbiamente degli straordinari e dominanti razzatori e positivi trasmettitori di doti venatorie, ma forse si doveva limitare la diffusione del loro nobile sangue in maniera più drastica. Non sempre il positi­vo delle cose rimane tale quando se ne abusa.

In quasi tut­te le ultime 15 edizioni di Hegewald Zuchtprüfung (la no­stra prova eletta per indicazione d’allevamento) oltre i tre quarti dei partecipanti erano discendenti genealogicamente da parte di padre o di madre e spesso da entrambi dal maschio Vitus vom Hombom. Le ultime 10 Zuchtrüden Vorstellung vedevano la stessa percentuale sempre in crescita, fino ad arrivare tre anni fa a Berlino a una rappresen­tazione di ben 57 maschi, dei quali solo cinque erano esenti nelle linee di sangue da Vitus (n° di catalogo 3, 27, 42, 47,51); di questi ben quattro erano provenienti dall’ex Germania dell’Est. Le due ultime Zuchtrüden Vorstellung ve­devano l’incredibile presenza di tutti i maschi iscritti alla manifestazione tranne due (a Riedlingen il n° 32 di catalogo e a Uberherm il n° 41 ) con questo famoso maschio di nome Vitus v. Homborn, magari in sesta o settima generazione, ma presente nelle linee di sangue di tutti i soggetti.

Questo mio articolo vuole essere solo una riflessione su come due cani straordinari in positività come sono stati in due epoche diverse Blücher v. Geyerstein, dagli an­ni ‘30 ai ‘50, e Vitus v. Homborn, dagli anni ‘80 al 2000, vengano in un certo qual modo a essere una sorta di limitazione genetica per la razza stessa.

L’ex Ger­mania dell’Est, dopo gli anni ‘80, ha avuto modo tramite i suoi più intraprendenti controllori di allevamento (Zuchtwart) e allevatori di allevare con cani della Germania dell’Ovest (nella maggioranza linee di sangue con Vitus v. Homborn). Questo passo ha sicuramente portato a tutti loro dei vantaggi in allevamento (specialmente nella qualità del pelo, nell’insieme della costruzione generale del cane, visto con un’ottica più elastica e media dei soggetti e tralasciando l’orientamento troppo pesante nelle taglie dei cani stessi). Quella incredibile “banca di sangue nuovo” che poteva essere per noi tutti la ex Germania dell’Est purtroppo oggi si è di molto ridotta. A ogni modo è mio personale parere che si possa attingere là an­cora molto di buono per poter allargare ulteriormente la nostra base genealogica. Una cosa molto importante po­trebbe essere il mantenere certe genealogie completamente “libere” da un’influenza genetica ormai dilagata.

Ebbe molti figli ancora più famosi di Lui

Vitus v. Homborn ebbe dei nobili figli e dei nipoti ancora più famosi di lui.

La Baviera per prima ha avuto la possibi­lità di sfruttare questo sangue.

Il signor Barth (Gerolzhofen vom Haardtberg) con due delle sue più famose cucciolate (Wurf), la S e la T, ha avuto da Vitus v. Homborn per la sua v/v Quanta vom Haardtberg dei cani straordinari sia nel tipo, sia nelle prestazioni di lavoro (Leistung), ad esempio Strolch, Suleika, Tell, Toska, Terra ecc., che hanno spaziato non solo in Baviera nella loro trasmissione genetica, ben­sì nell’ovest della Germania come il Saarland e nel nord estremo della stessa come ad Hamburg o nell’Ostfrisland. I figli e le figlie di Strolch, Suleika e Tell v. Haardtberg hanno contribuito incredibilmente a una prima diffusione della genetica di Vitus v. Homborn e, in particolare, hanno anche favorito ulteriormente l’allargamento numerico del colore del mantello roano nero (Schwschimmel). Quanta v. Haardtberg era una bellissima roano nero.

L’Italia e l’Austria fino a quel momento erano nazioni quasi prive di questo nobile sangue DD, in pochissimo tempo, tra il 1985 e il 1990, furono influenzate nella quasi totalità genealogica proprio dai nomi testé fatti.

Genealogie molto particolari e un sistema di allevamento in costante Inzucht (inbreeding e linebreeding) come, ad esempio, quella del mio ami­co Franz Stroll di Brema (v.d. Kornstube); ha in bagaglio genetico anche lui Vitus v. Homborn, dopo l’immissione di Uri v. Haardtberg (figlio di Suleika). Così è per il famoso Max Steinberger (vom Donaueck) che inizia ad avere den­tro i suoi cani la genealogia di Vitus v. Homborn dopo l’immissione di Waldmann vom Richthof (figlio di Sultan Richthof e nipote di Vitus) per Toska v. Donaueck, creando così Zuri v. Donaueck, una femmina indimenticabile. Così per i cani Wupperaue del nostro controllore capo d’alleva­mento (Hauptzuchtwart), il dottor Schürner, che, dopo l’immissione di Uri v. Haardtberg per Centa II v.d. Wupperaue creando Judy v.d. Wupperaue, hanno immancabilmente adesso questo sangue stampato in certificato. E così dicasi per i cani Lönsbirke, Spanger-Forst, Immer, Rastenberg, Isendorf, Wildbarren, Schwaneburg, Buterland, LietherMoor, Ortfeld, Herrensitz, Oechtringer-Forst, Gehrenberg, Kuhls, Bavaria, Stadtgraben, Wächtersbach, Hinter Tief, Teufelskanzel, Böckenhagen, Rödlberg, Wissower Klinken, Teltow-Kanal, Diamantenen-Aue, Ostfriesenhof, Erdmannshausen, Talsdeich, Aus dem Hűnermoor, Forsten, Singerberg, Boekenhof, Kano­nenturm, Wulften, Ostetal, Würth, Hofmark, Reepmoor, Richthof, solo per citarne alcuni tra i più conosciuti; e proprio quest’ultimo “affisso” del signor Bremauer di Teubliz è stato, non dimentichiamo, uno dei più grandi artefici della diffusione del sangue di Vitus v. Homborn attraverso il suo ancor più famoso figlio Sultan von Richthof (padre già di Waldmann v. Richthof, Yak vom Wildbarren, Quax v.d. Wupperaue, Axel Bavaria, Nick v. Isendorf ecc.) .

Questo scritto vuole essere solamente un doveroso plauso a un cane da caccia straordinario che non è mai stato fino a oggi così ufficialmente ringraziato, ma anche motivo per noi tutti allevatori e controllori di allevamento di una seria riflessione per il futuro. Riflessione su quello che può esserci sempre “dietro l’angolo” dell’allevamento. Dal pericolo sempre presente dell’incanalamento genealogico, quindi del restringimento di una forte e larga base da cui è nata la razza Deutsch-Drahthaar, una larga base nella quale poter lavorare con attenzione anche nel sempre prossimo futuro.

Certificato Genealogico di Vitus Vom Homborn

Significato dei simboli:

hartenachweis: Strozza la selvaggina rapace.

lautjagernachweis: Abbaia sulla traccia

totverweiser: Conduce all’animale morto.

totverbeller: Abbaia sulla selvaggina morta.